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Comunicato stampaPubblicato il 18 settembre 2026

Il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare «Fermare gli abusi nell’asilo! (Iniziativa per la protezione delle frontiere)»

Berna, 18.09.2026 — Il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare «Fermare gli abusi nell’asilo! (Iniziativa per la protezione delle frontiere)» in quanto cagionerebbe costi molto elevati, comprometterebbe il benessere in Svizzera, indebolirebbe la sicurezza interna e metterebbe in questione la tradizione umanitaria. Ritiene inoltre che sarebbe difficilmente attuabile e non sarebbe neppure idonea ad arginare la migrazione irregolare e la criminalità transfrontaliera. Nella seduta del 18 settembre 2026 ha adottato il pertinente messaggio e ha proposto al Parlamento di raccomandare di respingere l’iniziativa senza prevedere un controprogetto diretto o indiretto.

L’iniziativa esige di controllare sistematicamente tutte le persone in entrata e di presidiare completamente i valichi di frontiera. Le persone che non soddisfano le condizioni per l’entrata devono essere respinte. La Svizzera, inoltre, non può concedere l’asilo a più di 5000 persone all’anno. Per le persone che soggiornano irregolarmente in Svizzera l’iniziativa chiede un obbligo di notificazione delle autorità, la nullità dei contratti di lavoro, l’esclusione dalle assicurazioni sociali e malattie nonché l’obbligo di lasciare il Paese entro 90 giorni.

Ripercussioni importanti per l’economia, la società e la sicurezza

Secondo il Consiglio federale, l’iniziativa sarebbe difficilmente attuabile e avrebbe notevoli ripercussioni negative. Con circa 2,2 milioni di passaggi di frontiera al giorno e numerose centinaia di migliaia di frontalieri, l’esecuzione di controlli permanenti e sistematici delle frontiere graverebbe fortemente l’economia e il traffico di pendolari, in particolare nelle zone di confine, e causerebbe miliardi di franchi di costi di congestione. Sarebbe inoltre necessario aumentare notevolmente il personale addetto alla protezione delle frontiere, con i conseguenti elevati costi. Controlli sistematici delle frontiere interne non costituirebbero, secondo il Consiglio federale, neppure strumenti idonei per arginare la migrazione secondaria. Già oggi, nel quadro del dispositivo doganale sono effettuati controlli efficaci, basati sulla situazione e sui rischi, che possono essere intensificati ulteriormente.

Introducendo controlli di frontiera sistematici, la Svizzera metterebbe in pericolo la sua associazione al sistema Schengen/Dublino, il cui abbandono indebolirebbe la sicurezza interna in quanto la Svizzera perderebbe l’accesso alle banche dati di ricerca europee. Inoltre, il nostro Paese dovrebbe riesaminare autonomamente anche le domande respinte dagli Stati Schengen/Dublino e non potrebbe più trasferire i richiedenti l’asilo verso altri Paesi europei, con il conseguente rischio di un aumento significativo del numero di domande. Un rapporto del Consiglio federale, redatto su incarico del Consiglio nazionale e parimenti pubblicato il 18 settembre 2026, valuta i costi annuali dell’abbandono dell’associazione a Schengen/Dublino a una cifra compresa tra 5,8 e 16,1 miliardi di franchi.

L’iniziativa esige che l’asilo non venga concesso a più di 5000 persone all’anno. Per non violare il diritto internazionale cogente, la Svizzera dovrebbe però continuare a esaminare ogni singola domanda d’asilo in quanto non potrebbe respingere e rimpatriare automaticamente queste persone. Inoltre, coloro che ad esempio fuggono da zone di conflitto non verrebbero più ammesse provvisoriamente, il che metterebbe in discussione la tradizione umanitaria elvetica. L’iniziativa renderebbe per di più quasi impossibile, in caso di soggiorno prolungato, l’integrazione e il conseguimento dell’indipendenza economica. Le persone senza statuto regolare potrebbero pure gravare pesantemente le strutture cantonali del soccorso d’emergenza.

Attuare misure avviate e pianificate

Alla luce delle estese ripercussioni negative per l’economia, la società e la sicurezza, il Consiglio federale respinge l’iniziativa e propone alle Camere federali di raccomandare a Popolo e Cantoni di respingerla senza controprogetto diretto o indiretto. Riconosce tuttavia la necessità di intervenire nel settore della migrazione. I movimenti migratori secondari nello spazio Schengen devono essere arginati adottando misure nel quadro del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, al quale partecipa pure la Svizzera. Al di là di ciò, il DFGP sta preparando, in collaborazione con i Cantoni, modifiche di legge volte a sgravare il sistema d’asilo e aumentare la sicurezza nel settore dell’asilo.

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